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Perchè "Otzi" c'entra con noi e le nostre relazioni sociali?



Nel 1991 sulle Alpi italiane fu rinvenuta quasi intatta la mummia dell’UOMO DI SIMILAUN: “OTZI”, vissuto 70.000 anni fa.

Gli studiosi poterono rilevare le abitudini di vita di questo giovane uomo, deceduto per effetto di una punta di freccia conficcata nella nuca.

Otzi aveva vissuto maluccio, mangiava carne disgustosa e felci velenose, per questo i suoi denti, i suoi occhi e il suo intestino erano devastati, oltre ad avere i piedi segnati da anni di congelamento.

Ma la ragione della sua morte non fu lo stile di vita che conduceva, bensì l’aver sconfinato in un territorio riservato ai locali, non era saggio allontanarsi da casa.

In quei tempi i gli uomini primitivi dovevano associarsi in gruppi per avere un minimo di sicurezza, ma quando le tribù hanno cominciato a ingrandirsi, non erano più in grado di riconoscersi tutti, quindi come ci si poteva fidare di sconosciuti?

E allora sono stati adottati comportamenti sociali specifici per distinguersi a prima vista da tribù a tribù.

Da milioni di anni quasi tutte le specie animali si sono basate su GERARCHIE e DOMINANZE SOCIALI in modo che i più forti gestissero: il cibo, i ripari e i partner sessuali idonei alla migliore riproduzione della specie.

Dominanze che erano a loro volta rovesciate con l’avvento di Leader più forti che soverchiavano i precedenti, in una lotta incessante per la conquista del potere.

Una forma di sicurezza agli albori della nostra civiltà era il PETTEGOLEZZO, che consentiva di tenere traccia dei comportamenti dei vari componenti del gruppo, anche i più distanti, quindi conoscere la loro reputazione per sapere se fidarsi oppure no.

La posta in gioco era altissima, quasi sempre questione di vita o di morte


Cosa significava fidarsi?

Potere fare equi scambi di merce con altre persone di altri gruppi, affidare la prole in caso di bisogno…

In seguito, con l’evoluzione, la sola forza fisica non è stata più sufficiente per gestire il dominio sugli altri, perciò abbiamo avuto bisogno di Leader intelligenti e abili, caratteristiche invisibili che avevano necessità di nuovi segnali comunicativi immediati per essere riconosciute: colori, tatuaggi, simboli, uniformi, indumenti, stemmi, titoli nobiliari.

Ci siamo abituati subito a riconoscere questi simboli di Status e di Potere e ad agire di conseguenza.

Pensiamo, ad esempio, all’importanza e all’immediatezza delle divise per riconoscere i ruoli nell’organizzazione sociale: carabinieri, poliziotti, medici, infermieri, vigili urbani, ecc.

Ora, nella nostra complessa società, se consideriamo l’ambito aziendale, i segnali comunicativi simbolici possono servire, ma non sono sufficienti.

Le gerarchie sono fondamentali per la gestione delle responsabilità, tuttavia la vera leadership non è più basata sul ruolo: essere capi e basta, non basta!

Il vecchio capo che gestiva le persone con forza e durezza non è più efficace.

Ricordiamo un recentissimo studio che ha dimostrato che se tratti male i tuoi collaboratori, soltanto il 37% di loro si impegnerà di più, mentre se li ascolti, dai loro fiducia e riconoscimento del loro valore, la percentuale sale all’85.

Per il Leader del nostro tempo la sfida è complessa: è importante la creatività volta alla soluzione dei problemi, la capacità comunicativa e di coinvolgimento, il lavoro per obiettivi, l’essere un esempio affidabile.

La reputazione conta ancora?

Si e molto, perché, anche se siamo diventati una tribù molto allargata, è sempre più importante sapere a chi dare la nostra fiducia.


“Da Animali a Dei”

Autore: Yuval Noah Harari


Note: “Centomila anni fa almeno sei specie di umani abitavano la Terra…oggi una sola specie…siamo i signori del Pianeta. Il segreto del nostro successo è l’immaginazione …”


Affronta i grandi interrogativi della storia e dell’Uomo moderno con un linguaggio vivido e indelebile.


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