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Come far rinascere le imprese dopo la pandemia?



Quello che la nostra storia ci può insegnare.


Quante volte nella nostra storia abbiamo vissuto passaggi di crisi economica e sociale?

E quante volte siamo riusciti a rinascere dopo le crisi?


Ti racconto questa storia che tanto può aiutarci a mettere a fuoco:

“Cosa e come fare per rinascere dopo la pandemia”.


Siamo al Museo del Patrimonio Industriale di Bologna ad una visita, magistralmente guidata, immersi nella storia della nostra città.

Con un’iniezione di entusiasmo, di voglia di fare, guardiamo la storia a ritroso nel tempo arrivando fino al 1600.


Bologna era la capitale della lavorazione del filo da seta, il territorio entro le mura era attraversato da una fitta rete di canali, che utilizzavano le acque del fiume Reno e del torrente Aposa, e sfruttavano la pendenza tra le colline e la pianura per far funzionare i mulini ad acqua, fiumi che poi scorrevano verso le valli, la foce del Po, il mare e Venezia.


Sessanta metri che davano spinta ed energia utile ad alimentare centinaia di mulini ad acqua, fonte del movimento per altrettanti telai, i protagonisti segreti di ogni casa, meravigliosi e perfetti.


I telai magistralmente realizzati da mastri artigiani del legno, erano, insieme alle abili mani dei Setaioli, gli artefici del finissimo filo di seta ritorto, materia prima per la produzione dei veli copricapo che ornavano le nobili teste dei Sovrani europei e dei loro cortigiani.


Un commercio che dava ricchezza alla città*, popolosa e popolata da 70.000 persone, industriosa e attiva, fino a che, per ragioni storiche e politiche** l’economia di Bologna crolla, non ha produzioni alternative, non mette in campo idee innovative.

I Setaioli che fino a quel momento vivevano nell’agio, perché la loro attività era florida, e il mulino da seta portava tanto denaro, si ritrovarono gradualmente a perdere tutto, e commisero l’errore di non capire il declino del loro commercio e di non rinnovarsi.


Con la rivoluzione francese la nobiltà era decaduta, il mercato non esisteva più e la loro tecnologia, rimasta segreta per secoli, era stata rubata ed esportata oltre confine.


Successivamente si attraversarono decenni di decadenza, corruzione, disoccupazione e povertà diffusa, epidemie e delinquenza.

La popolazione in miseria viveva la profonda crisi economica legata al declino della produzione e della lavorazione della seta, che, nei quattro secoli precedenti, aveva costituito la ricchezza e la fama della città.


*l’attuale portico Del Pavaglione era il luogo del commercio dei bachi da seta, materia prima per la produzione del filo, il cui nome deriva dal bolognese “Parpaia - Farfalla”


**la rivoluzione francese fa cadere la “domanda”; in seguito Napoleone requisisce i telai ed esporta tutto a Lione: tecnologia e famiglie artigiane setaiole…


Ma ecco che …

nel 1842, i primi segnali della svolta:

i cospicui lasciti testamentari dei Professori Giovanni Aldini e Luigi Valeriani danno vita alla omonima scuola del “SAPER FARE” che nei decenni successivi forma e genera uomini e donne geniali e concreti, inventori del futuro.


L'Istituto Aldini-Valeriani è una delle più antiche scuole tecniche d'Italia e d'Europa. Da 180 anni costituisce il polo di eccellenza e di avanguardia bolognese nella formazione di imprenditori, di professionisti, di manager, di tecnici e di mano d'opera qualificata, molti dei quali hanno dato vita a imprese piccole e grandi.

Mentre gli istituti fondati alla fine del Settecento nelle grandi capitali industriali d'Europa rispondono alla crescente domanda di tecnici e di mano d'opera specializzata, le Scuole Tecniche Bolognesi Aldini Valeriani nascono dalla lungimiranza di due illustri esponenti della cultura scientifica dell'Università di Bologna.

Quando il fisico Giovanni Aldini (1762 - 1834) e l'economista Luigi Valeriani (1758-1828) pongono le fondamenta per la creazione della scuola, l'industria a Bologna non c'è.

È quindi l'istituzione della scuola a rilanciare su nuove basi lo sviluppo produttivo del territorio. Aldini e Valeriani, intellettuali di respiro europeo, sono consapevoli del legame che intercorre fra formazione, scienza, tecnica, crescita economica e benessere sociale.

A Bologna una commissione di artigiani, professori universitari e consiglieri comunali, formula il progetto della scuola sull'esperienza parigina del Conservatoire des Arts et Métiers, assunto come modello di istruzione tecnica per artigiani e manifattori.

Nascono così le Scuole Tecniche Bolognesi, pubbliche e gratuite.

Il loro corso di studi e il metodo si differenziano fortemente da quelli vigenti nel sistema scolastico tradizionale.

Lo sviluppo dei talenti negli allievi si attua sia sugli aspetti pratici del fare, sia su quelli teorici del sapere.

Le nozioni di aritmetica, geometria, disegno, chimica e fisica si affiancano alla pratica di laboratorio, allo studio, all'uso, alla costruzione delle macchine, alla chimica applicata.

Alla teoria si accompagna la pratica empirica, la sperimentazione.

A sua volta la mano che sa fare sviluppa la mente che progetta in un rapporto di cooperazione che oggi più che mai viene riconosciuto come il metodo migliore per sviluppare le competenze.

Tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, alcuni uomini formati alle Aldini Valeriani, furono gli artefici del cambiamento industriale ed economico nel nostro territorio, ecco alcuni esempi:

  • NATALINO CORAZZA - macchine per il dado da brodo

  • ARMANDO SIMONI OMAS - penne stilografiche

  • ZAMBONI e TRONCON - macchine per fare i tortellini

  • BRUTO CARPIGIANI - macchine su misura per ogni lavorazione

  • ARIOSTO SERAGNOLI - packaging


E poi ancora…MARZOCCHI, VERLICCHI, DUCATI, MINARELLI, MASERATI, MORINI…etc.


È quindi attraverso la formazione in una nuova FORMA, fatta in parte di conoscenza e in parte di pratica applicata, che Bologna e la zona circostante, rinasce, sviluppando futuro e nuove economie, nuove forme di industria, nuovi commerci, portando un rinnovato benessere diffuso.


Una lezione dalla nostra storia dunque, una lente d’ingrandimento sulle ragioni che possono impoverire un popolo: l’assenza di nuovi saperi, di idee e di innovazione.


E le ragioni che possono riportare lo stesso popolo al BENESSERE: dare forma ai sogni delle persone, alle loro visioni, armati del coraggio di cambiare.


Ora, in questo passaggio epocale che coinvolge l’intero pianeta con la diffusione della pandemia, potremmo trovarci di nuovo davanti a una crisi economica profonda.


L’insegnamento che possiamo trarre dalla nostra storia è quello di PREPARARSI ORA PER ESISTERE DOPO, formarsi, imparare, innovare, digitalizzare, acquisire nuove competenze, ridisegnare le imprese e circondarsi di collaboratori capaci e motivati, le persone che possono fare la differenza tra il successo e l’insuccesso dell'azienda, soprattutto in tempi difficili come questi.


Tre cose quindi che la storia ci insegna e che possiamo fare da subito:

  1. FORMAZIONE, per gli Imprenditori e per i Collaboratori

  2. INNOVAZIONE, nuove idee di prodotto, di servizio, di comunicazione

  3. PERSONE GIUSTE NEI RUOLI GIUSTI, che portano l’azienda a raggiungere obiettivi e risultati



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