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LASCIO LA CARRIERA E CAMBIO VITA!

  • Immagine del redattore: Accademia del Benessere
    Accademia del Benessere
  • 18 apr
  • Tempo di lettura: 3 min

Perché i manager lasciano la carriera in cerca di una vita con più significato?



Il tempo della “Post Pandemia” sembra lontano, così come il fenomeno delle dimissioni volontarie che ha colpito anche il nostro paese, con cifre significative. 

Durante il Lockdown molte persone hanno assaporato il piacere di ritmi più lenti, dello stare in famiglia, di godere del proprio tempo senza scadenze pressanti. 

A distanza di anni, sempre più manager, CEO e professionisti, con alti compensi e alto tasso di stress, stanno facendo ora quello che molti definiscono "il grande salto", o "il grande ritorno".  

Stanno lasciando uffici vista cemento per case in pietra vista bosco. 

Quindi, cosa sta succedendo davvero nella testa (e nel cuore) di chi decide di scendere dalla ruota della carriera? 

 

Citiamo un frammento di un interessante articolo tratto dal Sole 24 ore: 

“Se la gestione delle urgenze sta progressivamente sostituendo la strategia di lungo termine, da un lato aumenta il rischio di sovraccarico decisionale, dall’altro si riduce la capacità di mantenere una visione di lungo periodo. 

Il comune denominatore di queste due tendenze è l’assunzione della componente “stress” a condizione strutturale, con il conseguente, elevato, rischio di deterioramento delle qualità delle decisioni, sotto forma di restringimento del campo visivo, di riduzione della flessibilità cognitiva e della maggiore propensione verso scelte difensive o, al contrario, impulsive. 

La leadership aziendale si trova quindi a operare in una logica reattiva, dove la visibilità si accorcia e la pianificazione si comprime: in altre parole, la pressione  incide sul benessere individuale delle persone che guidano le organizzazioni, e direttamente sulla capacità delle stesse di generare valore nel tempo”. 


LA SINDROME DELLA SCRIVANIA PIENA…E DELL’ANIMA VUOTA.

Una tendenza concreta. Il punto non è solo l’affaticamento eccessivo; certo, lo stress aiuta a spingere sull'acceleratore dell'addio, ma la vera spinta è una crisi di significato, la consapevolezza di come spendiamo il nostro tempo di valore. 

Arriva un momento in cui il consumismo sfrenato e l'accumulo di beni smettono di sembrare una ricompensa gratificante. 

L’ultimo modello di smartphone, l’auto sportiva in leasing, la vacanza nei mari del sud, l’orologio di moda, bastano a renderci appagati come individui? 

Per molti, la risposta è diventata un "no" troppo pesante da ignorare.

La vita si è ridotta a una serie di compravendite, e il desiderio di semplicità è diventato la nuova ambizione.

 

IL FASCINO RUVIDO DEI BORGHI 

Trasferirsi in un piccolo borgo o in una casa isolata richiede forza e determinazione. Eppure, è proprio lì che molti ritrovano una dimensione umana

  1. Il tempo non è più un KPI: nei piccoli centri, il tempo non si "perde", si abita. Si impara a seguire le stagioni, non le scadenze trimestrali. 

    Ci si prende il tempo di respirare l'aria dopo la pioggia. 

  2. L’essenzialità come lusso: quando sei lontano dai centri commerciali e dalle tentazioni dell'acquisto compulsivo, ti interessa di più conoscere il nome di chi ha prodotto il formaggio che stai mangiando e fare due chiacchiere con lui. 

  3. Il senso di comunità: passare dal networking strategico al caffè con il vicino che ti insegna a potare gli ulivi è uno shock culturale benefico. 

 

È UNA FUGA, O UN TUFFO NELLA REALTÀ AUTENTICA? 

Potrebbe sembrare una fuga dalla realtà, oppure potrebbe essere l’esatto opposto: un tuffo nella realtà più autentica e semplice.  

Sostituire la competizione tossica con la cooperazione locale, il rumore del traffico con il silenzio della valle, e l'accumulo di oggetti con l'accumulo di esperienze. 

Certo, non tutti possiamo (o vogliamo) mollare tutto domani mattina.  

Ma c'è una lezione che questi "ex manager" ci stanno gridando forte e chiaro: il successo non è quanto sali in alto, ma quanto sei padrone della tua giornata. 

"Ho smesso di contare i follower e ho iniziato a contare i passi nel bosco. Non sono mai stato così ricco." (Cit. quasi ogni ex-manager incontrato in un borgo) 


E TU? 

Hai mai accarezzato l'idea di chiudere il computer e cambiare vita, o pensi che dopo due settimane di silenzio rimpiangeresti l'aperitivo in centro?  

La vita lenta è una sfida di coraggio, forse la più grande dell'era moderna.


Qual è la cosa che più ti spaventa (o ti affascina) di un cambiamento così radicale? 

 

 
 
 

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